Superare la soglia mitica dei 500 km/h non è solo una questione di velocità. È una sfida che mette in gioco l'ingegneria più avanzata, l'aerodinamica più sofisticata e una profonda comprensione delle forze fisiche che entrano in gioco a queste altitudini meccaniche. Da due decenni, una manciata di costruttori si sfida su questo terreno estremo: Bugatti, Koenigsegg, SSC e, più recentemente, il colosso cinese BYD con la sua divisione Yangwang.

Bugatti Chiron Supersport 300+ durante il suo test dei 500 km/h

Il record è stato a lungo detenuto dalla Bugatti Chiron Super Sport 300+, che ha raggiunto i 490,484 km/h nel 2019 sulla pista di Ehra-Lessien. Un'impresa rimasta impressa nella memoria, tanto più che Bugatti scelse di non omologare il tentativo nella configurazione "andata e ritorno" richiesta dalla FIA. Dal canto suo, SSC ha annunciato 455 km/h con la sua Tuatara (dopo un primo tentativo controverso a oltre 500 km/h). Koenigsegg ha registrato 447 km/h con la Agera RS nel 2017, un record ufficialmente convalidato. Infine, nel 2025, BYD Yangwang ha colpito nel segno con la sua hypercar U9, accreditata di una punta di 496 km/h, segno che la Cina intende scalare la vetta di questa competizione esclusiva.

Yangwang U9 Track Edition - 496 km/h

Ma perché superare i 500 km/h è così complesso? La risposta risiede nelle leggi della fisica. La resistenza aerodinamica, che cresce con il quadrato della velocità, diventa gigantesca. A 500 km/h, servono quasi 1.800 cavalli solo per vincere l'aria, senza contare le perdite meccaniche. L'auto deve fendere il vento con estrema precisione: ogni presa d'aria e ogni curvatura influenzano la stabilità. È per questo che le hypercar lanciate in questa ricerca sfoggiano silhouette affusolate degne di prototipi aeronautici.

Test aerodinamici in galleria del vento - Ford Mustang

Gli pneumatici costituiscono un altro ostacolo colossale. A queste velocità, devono sopportare una forza centrifuga fenomenale. Michelin, partner storico di Bugatti, ha progettato pneumatici capaci di resistere a una ruota che gira a oltre 5.000 giri al minuto, l'equivalente di quasi 490 km/h. A questo ritmo, ogni centimetro quadrato di gomma subisce diverse tonnellate di forza. Il minimo difetto, la minima bolla d'aria nella struttura, e l'esplosione è immediata. Questi test vengono eseguiti su banchi speciali sviluppati insieme alla... NASA.

Bugatti X Michelin Pilot Sport Cup 2

Questa sfida ricorda quella di altre macchine terrestri estreme. I veicoli a propulsione a razzo americani, come il Thrust SSC che ha infranto il muro del suono nel 1997 toccando i 1.227 km/h, utilizzano pneumatici rigidi in alluminio e motori a turbogetto. All'opposto, i dragster americani, dotati di motori sovralimentati che superano i 10.000 cavalli, deformano letteralmente i loro pneumatici posteriori sotto l'effetto della potenza. Tuttavia, questi bolidi raggiungono la loro folle velocità solo per poche centinaia di metri, non per diversi chilometri come un'hypercar stradale.

Dragster americani - Drag Race

Bugatti, fedele alla sua immagine di pioniere, sta già preparando il futuro. La sua nuova Tourbillon, presentata nel 2024, vanta oltre 1.800 cavalli grazie al suo V16 aspirato abbinato a un'ibridazione leggera. Ufficialmente limitata a 445 km/h per motivi di sicurezza, il suo tachimetro graduato fino a 550 km/h lascia intuire il potenziale teorico. Tutto indica che Bugatti stia preparando un nuovo assalto alla soglia mitica, con l'obiettivo dichiarato: infrangere finalmente il muro dei 500 km/h.

Tachimetro Bugatti Tourbillon

In fondo, questa corsa non è solo una battaglia di numeri. È un braccio di ferro tra l'uomo e le leggi della fisica, un modo per spingere sempre più in là il confine del possibile. Raggiungere i 500 km/h significa entrare in una dimensione in cui ogni dettaglio conta, dove la minima molecola d'aria diventa un avversario e dove l'automobile sconfina nel campo dell'aeronautica.