Fin dalla sua fondazione, Bugatti è uno di quei marchi imprescindibili nel mondo dell'automobile. E sebbene il percorso non sia sempre stato dei più lineari, è innegabile che il brand goda di ottima salute. A tal punto che sta nascendo un nuovo programma, parallelo alla produzione classica (già di per sé estremamente elitaria): Solitaire. Un modello unico realizzato su richiesta del cliente, con una personalizzazione infinita e un risultato mozzafiato. Dopo la Bugatti Brouillard, ecco la Bugatti F.K.P. Hommage. Ma torniamo indietro di qualche decennio per comprenderne le origini.

Fondata nel 1909 da Ettore Bugatti, la marca è considerata pioniera nel settore automobilistico. Le sue prime vetture, dalla Type 13 alla Type 35, si rivelarono eccezionalmente ben costruite e incredibilmente efficaci nelle competizioni. I successi si susseguirono e il marchio dominò incontrastato numerose gare. Tuttavia, Bugatti non produceva solo auto da corsa. Attraverso le Type 50, 55 e 57, l'estetica delle Bugatti divenne un pilastro del successo del brand. La Seconda Guerra Mondiale, però, non risparmiò l'azienda: Bugatti vacillò e fu costretta a diversificare la propria offerta. Con la morte di Ettore Bugatti nel 1947, il marchio faticò a riprendersi, non riuscendo a convincere con modelli al di sotto dei propri standard.

È nel 1987 che il marchio riappare sotto il suo nome originale. Acquistata dall'imprenditore italiano Romano Artioli, viene costruito uno stabilimento vicino a Modena e si prepara un nuovo modello. Paolo Stanzani, progettista delle Miura e Countach per conto di Lamborghini, presenta una coupé con motore V12 centrale posteriore il 15 settembre 1991, giorno del 110° anniversario della nascita di Ettore Bugatti. La EB110 segna il ritorno di Bugatti sulla scena internazionale. Ma nel 1995, il fallimento di Romano Artioli condanna il marchio, che viene rilevato tre anni dopo dal gruppo Volkswagen, allora guidato da un certo… Ferdinand Piëch.

Figura tra le più influenti dell'automobilismo, Ferdinand Piëch è alla guida del gruppo Volkswagen dal 1993. I suoi successi in Porsche e Audi non sono casuali e la sua competenza alla guida del gruppo si rivela essenziale dopo un periodo complesso. Il suo obiettivo, fin dagli esordi nel mondo dell'auto, è rimasto invariato: spingersi oltre i confini tecnologici con un veicolo capace di generare oltre 1.000 cavalli e raggiungere i 400 km/h, mantenendo al contempo la praticità di una gran turismo di lusso. Alla ricerca di un marchio automobilistico in grado di realizzare il suo sogno da diversi anni, la situazione di Bugatti si presenta come un segno del destino.

I suoi primi passi con Bugatti saranno dedicati a una delle sue invenzioni: un motore a 18 cilindri, ideato nel 1997 durante un viaggio a Tokyo. Affida a Giorgetto Giugiaro, designer di Italdesign e amico, il compito di sviluppare un concept fedele alla sua visione. Il risultato è la Bugatti EB 118, presentata al Salone dell'Automobile di Parigi nel 1998. Dato il grande potenziale del progetto, l'anno successivo viene presentato un secondo modello, una berlina di lusso denominata EB 218. Seguiranno poi la EB 18/3 Chiron e la EB 18/4 Veyron, prefigurazioni del modello di produzione e importanti affinamenti del progetto.

Nel 2000, Ferdinand Piëch annuncia ufficialmente che Bugatti avrebbe costruito un modello di serie da 1.001 cavalli, capace di superare i 400 km/h. Dopo cinque anni di studi, il mondo intero scopre finalmente la Bugatti Veyron 16.4, il veicolo di produzione più veloce al mondo. Ma questa volta, niente motore a 18 cilindri. La Veyron si "accontenta" di un W16, direttamente ispirato ai suoi precedenti esperimenti. Segna l'inizio di una nuova era e dà il via alla corsa alla potenza e alla velocità tra i costruttori automobilistici più rinomati.

Sebbene apparsa vent'anni prima, la Bugatti Veyron rappresenta ancora oggi un modello a sé stante. E la sua influenza, che ha permesso di sviluppare l'intera gamma Bugatti, è ancora ben presente nella memoria collettiva. Ne è testimonianza la Bugatti F.K.P. Hommage, una spettacolare riedizione della Veyron in versione 2026. Equipaggiata con l'immancabile motore W16 nella sua ultima evoluzione, la F.K.P. Hommage offre 1.600 cavalli, ovvero 599 in più rispetto alla versione originale. Le prestazioni sono altrettanto migliorate, raggiungendo quelle delle Bugatti Chiron.

L'esterno del modello riprende fedelmente le linee della Veyron, con alcune sottigliezze di grande effetto. La calandra a ferro di cavallo in alluminio massiccio si integra ora completamente nella carrozzeria, abbandonando l'effetto bidimensionale utilizzato sulla Veyron. Le prese d'aria anteriori sono state ingrandite, i condotti d'aria mantenuti dall'originale e i cerchi assumono una nuova dimensione passando a 20 e 21 pollici. Una finitura rossa e nera è applicata alla carrozzeria, richiamando i colori originali della Veyron.

L'interno della F.K.P. Hommage è composto da un volante unico, circolare e ispirato allo stile Bauhaus, e da una console centrale interamente su misura, ricavata da un blocco di alluminio massiccio. Al centro del cruscotto troneggia un segnatempo Audemars Piguet Royal Oak Tourbillon, un pezzo da 41 mm realizzato appositamente e integrato su richiesta del futuro proprietario della F.K.P. Hommage. Vera opera d'arte, questo nuovo modello del programma Solitaire sottolinea l'esclusività di Bugatti e rende omaggio alla Veyron e al suo creatore, Ferdinand Piëch.